L'interfaccia non deve più esistere prima dell'utente
Ha senso progettare prima l'intenzione dell'utente e generare poi l'interfaccia che la risolve, invece di costruire in anticipo tutte le schermate?
Di Pietro Fiorillo ·
Indice dell'articolo
Per anni abbiamo progettato per ogni percorso possibile
Il software si costruisce quasi sempre nello stesso modo. Si definiscono le funzionalità, si trasformano in schermate e si aggiungono menu, form, tabelle, filtri e impostazioni per coprire tutto ciò che l'utente potrebbe fare.
Funziona, ma ha un costo: chi usa il prodotto deve prima imparare come è organizzato.
Quando un'applicazione serve migliaia di utenti diversi, ogni nuovo bisogno aggiunge un pezzo: permessi, stati, dashboard, tutorial, eccezioni. L'interfaccia diventa la mappa di tutto ciò che il software sa fare, mentre la singola persona di solito ha bisogno di risolvere una cosa sola.
Due idee diverse sotto l'etichetta «AI interface»
La prima è insegnare a un'IA a usare un'interfaccia che esiste già. OpenAI ha presentato Computer-Using Agent, un sistema capace di interpretare una GUI e di usare pulsanti, menu e campi di testo come farebbe una persona.
La seconda è quella che mi interessa qui: un'interfaccia che cambia in base a ciò che l'utente vuole ottenere. Qui entrano in gioco la generative UI e le interfacce adattive.
A dicembre 2025 Google ha pubblicato A2UI, un progetto aperto in cui gli agenti inviano descrizioni dichiarative di interfaccia che il client renderizza con i propri componenti. Secondo l'articolo è un formato di dati e non codice eseguibile: il modello non scrive codice arbitrario per ogni schermata, compone l'interfaccia a partire da un catalogo di componenti approvati in anticipo.
Cambia la domanda di progetto. Non più di quali schermate ha bisogno la mia applicazione, ma cosa deve vedere l'utente adesso per completare il suo obiettivo.
| L'IA usa un'interfaccia | L'interfaccia si adatta | |
|---|---|---|
| Esempio | Computer-Using Agent (OpenAI) | A2UI (Google) |
| Cosa fa il sistema | Interpreta un'interfaccia esistente e usa pulsanti, menu e campi | Descrive l'interfaccia necessaria; il client la renderizza con componenti approvati |
| Chi decide l'aspetto | L'interfaccia già costruita | Il catalogo di componenti del client |
Il dato osservato: uno studio con 72 partecipanti
Nel 2026 Google Research ha pubblicato uno studio comparativo within-subject (N=72) tra un'interfaccia bancaria deterministica e una generativa adattiva, su un prototipo di banca digitale. La versione adattiva ha ottenuto 84,38 nella System Usability Scale contro 53,96 di quella deterministica, con una dimensione dell'effetto d=1,04. Dati dall'abstract della pubblicazione, a settembre 2026.
| Misura | Interfaccia deterministica | Interfaccia generativa adattiva |
|---|---|---|
| Punteggio SUS | 53,96 | 84,38 |
| Partecipanti | 72 (gli stessi in entrambe) | 72 (gli stessi in entrambe) |
Questo è ciò che è stato osservato. Quello che segue è interpretazione mia.
Interpretazione: parte della complessità nasce dall'anticipazione
La mia lettura è che una parte della complessità di un'interfaccia esista perché cerchiamo di anticipare tutti i possibili futuri dell'utente. Se il sistema conosce l'intenzione, può mostrare solo ciò che serve.
Invece di utente, navigazione, funzionalità, configurazione e risultato, il flusso diventerebbe intenzione, ragionamento, strumenti, risultato e interfaccia necessaria. L'interfaccia smette di essere il punto di partenza e può diventare una conseguenza del contesto.
C'è un dato che non torna con la versione più entusiasta di questa idea: lo studio misura l'usabilità percepita su un prototipo. Non dice nulla su manutenzione, test, sicurezza e costo di un'interfaccia generata in produzione.
Perché non voglio un'interfaccia che inventa qualsiasi cosa
Non credo che la strada sia chiedere a un modello di generare HTML libero ogni volta che qualcuno apre un'applicazione. Sarebbe difficile da controllare, mantenere, testare e mettere in sicurezza.
Per questo l'approccio di A2UI mi sembra più vicino a un'architettura reale: l'agente decide quali componenti servono e il client mantiene il controllo su come vengono disegnati. Il design non sparisce, cambia oggetto. Prima si progettavano tutte le schermate. Ora si progettano le capacità del sistema, i componenti disponibili, le regole, i permessi, gli stati, i limiti e il modo in cui l'agente può combinarli.
Il design non sparisce, cambia oggetto.
Ipotesi: dal software delle funzionalità al software delle intenzioni
Ipotesi, non conclusione: stiamo passando da un software centrato sulle funzionalità a uno centrato sulle intenzioni. Pulsanti, tabelle e dashboard resteranno dove sono il modo migliore di lavorare.
Forse tra qualche anno molte applicazioni non avranno bisogno di mostrare da subito tutta la loro complessità, e basterà far vedere ciò che serve per fare ciò che si vuole fare. Per me è un cambiamento più profondo che aggiungere un chatbot a un'applicazione.
Limiti e cosa proverei dopo
Uno studio, un prototipo, un dominio. Non posso dire che l'interfaccia generativa sia migliore e non ho replicato nulla per conto mio: questa uscita è una revisione di fonti, non un esperimento.
Il passo successivo sarebbe provare un catalogo di componenti limitato su uno strumento interno reale, per esempio uno dei gestionali che sviluppiamo in MANYA Digital, e misurare il tempo per completare un compito rispetto all'interfaccia attuale. Fino ad allora resta un'ipotesi.
Fonti
Domande frequenti
Che cos'è un'interfaccia generativa?
L'interfaccia cambia in base a ciò che l'utente cerca di ottenere, invece di essere un insieme fisso di schermate costruite in anticipo. Nell'approccio di A2UI, l'agente descrive l'interfaccia necessaria e il client la renderizza con un catalogo di componenti approvato in anticipo.
In cosa A2UI è diverso da Computer-Using Agent?
Computer-Using Agent, di OpenAI, interpreta un'interfaccia già esistente e usa pulsanti, menu e campi come farebbe una persona. A2UI, di Google, va nella direzione opposta: l'agente invia una descrizione dichiarativa dell'interfaccia e il client la disegna con i propri componenti.
Cosa mostra lo studio di Google Research?
In uno studio within-subject con 72 partecipanti, un'interfaccia bancaria generativa adattiva ha ottenuto 84,38 nella System Usability Scale contro 53,96 della versione deterministica, con una dimensione dell'effetto d=1,04. È un solo studio, con un prototipo e in un dominio specifico, e misura l'usabilità percepita, non risultati di business.
Significa che le schermate spariranno?
Non credo. Pulsanti, tabelle e dashboard continueranno a esistere quando sono il modo migliore di lavorare. Cambia l'oggetto del design: invece di tutte le schermate si progettano le capacità, i componenti, le regole, i permessi e i limiti.
Cosa proverei dopo?
Un catalogo di componenti limitato su uno strumento interno reale, misurando il tempo per completare un compito rispetto all'interfaccia attuale. Fino ad allora l'idea resta un'ipotesi.